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domenica 21 luglio 2013

Giovanni 17, Verso chi sto guardando?

Verso chi sto guardando?

Giovanni 17

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Joh 17:1  Queste cose disse Gesù; poi levati gli occhi al cielo, disse: Padre, l'ora è venuta; glorifica il tuo Figliuolo, affinché il Figliuolo glorifichi te,
(Giovanni 17:1)
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Sei mai stato lasciato solo ad affrontare una prova?
Molto spesso gli amici sono amici solo fino a quando le situazioni non si fanno troppo spinose o fino a quando c'è un interesse nell'amicizia!
Il problema è che non siamo in grado di capirlo fino a quando, nei momenti più complicati, in cui abbiamo davvero bisogno di aiuto, veniamo traditi o lasciati soli. Ci si sente spaesati, come se ogni riferimento ci fosse stato tolto e la terra ci mancasse sotto i piedi. Non si sa mai dove guardare per trovare un aiuto.

Gesù sà che ormai il tempo che gli rimane da passare con i suoi discepoli è finito: Giuda, dopo aver cenato insieme a Gesù, se ne era andato (Giovanni 13:25-30) per correre dai sacerdoti e dai farisei per denunciarlo e portarli nel luogo dove si trovava per arrestarlo. I discepoli sono spaventati e sconsolati e non riescono a capire cosa significhi quello che sta preannunciando il loro Maestro (Giovanni 17:1).

Pur consapevole di tutto il dolore che sta per soffrire, del tradimento, dell'abbandono, della derisione, della tortura e della morte in solitudine completa, Gesù ha ben chiaro dove rivolgere il proprio sguardo!

sabato 26 gennaio 2013

Giovanni 9, Ne vale la pena?


Giovanni 9

Ne vale la pena?

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Joh 9:1  E passando vide un uomo ch'era cieco fin dalla nascita. 
Joh 9:2  E i suoi discepoli lo interrogarono, dicendo: Maestro, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco? 
Joh 9:3  Gesù rispose: Né lui peccò, né i suoi genitori; ma è così, affinché le opere di Dio siano manifestate in lui. 
Joh 9:4  Bisogna che io compia le opere di Colui che mi ha mandato, mentre è giorno; la notte viene in cui nessuno può operare. 
Joh 9:5  Mentre sono nel mondo, io son la luce del mondo. 

(Giovanni 9:1-5)
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Nel capitolo 9 del Vangelo di Giovanni ci viene presentato un uomo sofferente, un uomo che, pur avendo una famiglia, era stato abbandonato. Solo e incapace di provvedere a sé stesso per via della sua cecità, era costretto ogni giorno a umiliarsi davanti a coloro che lo disprezzavano e ad elemosinare quei pochi spiccioli per sopravvivere (Giovanni 9:8): era un reietto.
Un giorno come gli altri, un uomo si fermò a guardarlo mentre le persone che lo accompagnavano, come erano tutti soliti fare, si chiedevano, probabilmente sentendosi migliori, quale fosse stata la sua colpa per aver ricevuto da Dio un tale castigo. Diversamente da tutti però l’uomo si avvicinò al cieco. Spalmatogli fango sugli occhi, lo mandò a lavarsi; il cieco tornò vedendoci (Giovanni 9:7).
Tutti rimasero esterrefatti, alcuni ipotizzarono addirittura che non fosse lui quello che ogni giorno vedevano a mendicare ai bordi della strada. Lui per primo era sconvolto e non era riuscito a realizzare chi fosse quel Gesù che aveva operato il miracolo (lo indica come quell'uomo che si chiama Gesù):

Egli rispose: Quell'uomo che si chiama Gesù fece del fango, me ne spalmò gli occhi e mi disse: Vattene a Siloe e lavati. Io quindi sono andato, e mi son lavato e ho ricuperato la vista. Ed essi gli dissero: Dov'è costui? Egli rispose: Non so.
(Giovanni 9:10-12)

Forse anche noi eravamo soli e malati fino a quel giorno (magari quel giorno è oggi!!)  in cui Gesù è arrivato da noi chiedendoci solo di riporre fiducia in lui per guarire. Abbiamo forse scelto di rimanere malati e soli su quel marciapiede accontentandoci di sopravvivere con l’elemosina?
Oppure quel giorno è arrivato, ma a chi ci domanda cosa ci abbia guariti forse abbiamo paura di rispondere, magari per le conseguenze che questo porterebbe nella nostra vita. Anche per noi Gesù diventa un’ombra sfocata e lontana, “quell’uomo” che una volta abbiamo conosciuto?